Prosperità e denaro, ad Aversa la melagrana va messa sugli armadi

A ricordarci tradizioni millenarie, ci pensano i miti, che ci parlano di un frutto particolare: la melagrana, senza confonderla con il ‘melograno’ (pianta).

Tuttavia, è doveroso ricordare anche un altro aspetto che coinvolge questo frutto il quale è avvolto da un’apparente contraddizione. Perché, la melagrana, è sì simbolo di prosperità e di fertilità, ma è nello stesso tempo anche il cibo dei defunti. Gli Egizi avevano la consuetudine di porre all’interno delle tombe i frutti del melograno, persino i babilonesi erano soliti masticare i semi di melagrana prima delle battaglie credendo che questi li rendessero invincibili.

Non bisogna dimenticare gli innumerevoli dipinti di illustri artisti, che decisero di immortalare il sacro frutto nei lori quadri, si ricordi ad esempio ‘la Madonna della melagrana’ dove quest’ultima simboleggia abbondanza e regalità (poiché è un frutto con la coroncina), nonché dotato di grani rossi che, simili a goccioline di sangue, prefigurano il sacrificio di Gesù; inoltre simboleggia l’unità della Chiesa per i chicchi che stanno tutti uniti nel guscio.

In molte regioni del sud, e in particolare anche ad Aversa, la melagrana diventa il simbolo di rituali e pratiche che si ripetono da secoli e che hanno assorbito il connubio tra paganesimo e religiosità. Infatti, un tempo, durante il periodo di novembre dopo la commemorazione dei defunti, il ‘frutto dei morti’ entrava nelle case degli aversani sia per il regolare consumo, sia per altri scopi, essendo considerato di buon auspicio se non che portatore di denaro e benessere.

Solitamente, era lasciato sugli armadi per tutto l’anno, per poi essere sostituito con il nuovo frutto l’anno seguente.

Ad Aversa ancora qualcuno sembra praticare questa usanza ma, purtroppo, in tempi “veloci” come il nostro, molti rituali vanno sparendo per fare posto ad un progresso che travolge i ricordi. Con questo articolo punteremo l’attenzione proprio “sui ricordi” di “quelle cose” che stanno via via perdendo importanza o che, purtroppo, sono già scomparse.

di Luigi Cipullo

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