San Biagio, perché protegge dal mal di gola: dolci e tradizioni

Oggi, 3 febbraio, è San Biagio, protettore degli otorini e dai malanni della gola. Da nord a sud Italia la celebrazione del santo è molto sentita.

Il rito comune prevede la benedizione della gola con l’olio santo come protezione dai mali stagionali, ma non solo.

Il santo è associato a di dolci tipici che variano a seconda delle città, scopriamo perché.

PERCHÉ SAN BIAGIO È IL PROTETTORE DELLA GOLA

San Biagio era un medico e vescovo della sua città Sebaste, in Asia minore, dove visse tra il III e il IV secolo. Venne riconosciuto santo perché salvò un uomo che stava soffocando da una lisca di pesce porgendogli del pane, grazie al quale riuscì a ingerirla. Forse proprio per questa ragione il santo viene festeggiato con prodotti dolciari che avrebbero il potere di proteggere la gola. San Biagio venne incarcerato dai Romani, da cui fu torturato con pettini di ferro usati per cardare la lana. Morì decapitato.

DALLA CIAMBELLA AL PANETTONE, I DOLCI DI SAN BIAGIO

In Abruzzo, il 3 febbraio, dopo la funzione religiosa, ai fedeli viene distribuita la ciambella di San Biagio. Il dolce, dal retrogusto di anice e decorato con granella di zucchero e ciliegie candite, oltre a proteggere dai mali stagionali, nella città di L’Aquila ha un valore simbolico che si lega al terremoto che nel 1703 distrusse la città. Il sisma ebbe luogo nel giorno della Candelora, il 2 febbraio, e causò la morte di circa 10mila persone, molti dei quali furono colti di sorpresa durante la cerimonia religiosa che si stava svolgendo nelle numerose chiese del territorio. La ciambella di San Biagio rappresenta un ringraziamento dei sopravvissuti al santo che si festeggia il giorno successivo alla tragedia, mentre le ciliegie candite, rigorosamente rosse, rappresentano il sangue delle vittime.

Ben diversa la leggenda che lega il panettone benedetto a San Biagio, una tradizione della città di Monza. Si narra che un frate goloso di nome Desiderio avesse ricevuto da una massaia la richiesta di benedire un panettone nel periodo natalizio. L’uomo se ne sarebbe dimenticato, mangiando poco alla volta il dolce. Arrivati al 3 febbraio la massaia sarebbe tornata per chiedere indietro il dolce benedetto. Il frate portò la donna nel luogo dove era rimasto solo l’involucro del panettone, pronto ad inventare scuse per l’accaduto. Sorprendentemente i due lì trovarono un panettone grande il doppio dell’originale. Il miracolo venne attribuito a San Biagio ed ecco perché ancora oggi il 3 febbraio a Monza si usa mangiare il panettone benedetto.

(Dire)

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Redazione

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