Don Giuseppe e Don Salvatore, sacerdoti in prima linea a fianco delle donne in difficoltà

Alle porte di Napoli don Giuseppe Tufo e la sua comunità costituiscono una rete di servizi essenziali tra doposcuola, aiuto alle coppie in difficoltà e supporto agli ammalati mentre, nella parrocchia Santi Giovanni e Paolo, a San Giovanniello, don Salvatore Melluso e la sua comunità accolgono donne e bambini in cerca di un rifugio

A circa dieci chilometri da Napoli, nel comune di Villaricca, cittadina di poco più di 30mila abitanti che incarna i disagi di una periferia difficile e le potenzialità derivate dalla presenza di tanti giovani, sorge la parrocchia di San Francesco d’Assisi. A guidarla è don Giuseppe Tufo che anima una vera e propria famiglia in cammino, costituita da coppie, anziani e giovani che hanno riscoperto tutto il fascino e il gusto di essere sale e luce, con la loro vita, in un impegno che si declina in attività di socialità e doposcuola, una pastorale dell’amore aperta a tutte le coppie della città e un gruppo di volontarie che vive la parola di Dio visitando gli ammalati.

Le loro vite sono illustrate su TV2000 nella docu-serie “La casa sulla roccia”, che racconta storie di comunità parrocchiali, con testimonianze di laici e sacerdoti, di giovani e anziani sul senso di essere Chiesa, intesa come una casa che accoglie tutti, che difende e cura chiunque bussi alla sua porta, rivelando un mistero profondo: l’amore per il prossimo.

La chiesa, la comunità, la parrocchia da queste parti riescono a dare risposte alla gente – spiega don Giuseppe Tufo nel video “La casa sulla roccia: Villaricca (Napoli)”-, e inoltre costituiscono la fontana del villaggio, la piazza del ritrovo e non solo per chi crede, ma anche per chi vive momenti di sconforto e di stanchezza”. Un approdo sicuro per i tanti che patiscono le molteplici fragilità del tempo odierno: “Da noi è possibile trovare una mano che ti accoglie – aggiunge il don -, uno sguardo che ti fa sentire importante”.

Preti come don Giuseppe e don Salvatore non si rivolgono solo ai più abbandonati ma ad ognuno di noi. Quotidianamente ci fanno spazio, ci offrono il loro tempo, dividono volentieri un pezzo di strada e ascoltano le nostre difficoltà.

“I sacerdoti, donando sé stessi, ci insegnano che Dio è la realtà più bella dell’esistenza umana”. Sono circa 32 mila in Italia i sacerdoti che – come evidenziato da Papa Francesco – si dedicano agli altri.

Per richiamare l’attenzione sulla loro missione, torna domenica 17 settembre la Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero diocesano, celebrata nelle parrocchie italiane.

La Giornata – giunta alla XXXV edizione – permette di dire “grazie” ai sacerdoti, annunciatori del Vangelo in parole ed opere nell’Italia di oggi, promotori di progetti anticrisi per famiglie, anziani e giovani in cerca di occupazione, punto di riferimento per le comunità parrocchiali. Ma rappresenta anche il tradizionale appuntamento annuale di sensibilizzazione sulle offerte deducibili. Uno strumento di grande valore come spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, Massimo Monzio Compagnoni: “La Giornata è un appuntamento importante per dire ancora una volta ai fedeli quanto conti il loro contributo. Non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti, ma un’opportunità per ricordare che fin dalle origini le comunità si sono fatte carico di sostenere la Chiesa e questo dovrebbe essere, ancora oggi, il principio di base che spinge a farsi carico del sostentamento dei sacerdoti. Come allora l’impegno dei membri della comunità nel provvedere alle loro necessità è vitale. Le offerte da sempre, quindi, costituiscono un mezzo per sostenere tutti i sacerdoti, dal proprio parroco al più lontano. Basta anche una piccola somma ma donata in tanti”.

Don Giuseppe, ordinato nel 2000, ha compiuto da poco cinquant’anni ed è anche direttore dell’ufficio confraternite della diocesi di Napoli. Conosce il territorio e la sua parrocchia, composta da circa 10mila fedeli, ed è accompagnato dalla costante presenza e buona volontà di tantissime persone. “Non sono mai da solo – spiega – il Signore ha sempre voluto rendermi partecipe di una condivisione di vita”. E, in effetti, da solo don Giuseppe non lo è mai stato davvero, anche per la presenza di un fratello gemello, don Ciro, sacerdote che esercita il suo ministero a pochi chilometri di distanza.

Una terra difficile eppure straordinariamente intensa che vibra dell’entusiasmo di una solidarietà che accoglie e prova a superare le tante complicazioni della quotidianità. A partire dalla pastorale dell’amore che guida le giovani coppie – ogni anno si celebrano circa 60/70 matrimoni – e supporta anche quelle più mature. “È aperta a tutti, anche alle coppie convenute a seconde nozze e che hanno avuto dei fallimenti alle spalle – spiega don Giuseppe; questo gruppo, in un tempo di crisi come l’attuale, è molto seguito e si ispira a Cristo come modello dell’amore”. Lo raccontano Flora e Michele, due volontari, che hanno vissuto momenti difficili del loro matrimonio e che poi hanno ricevuto la chiamata per questa esperienza – “e si è aperto un mondo”, dicono – della quale sono parte attiva e anche beneficiari per il grande supporto ricevuto dall’intera comunità quando hanno deciso di portare avanti una gravidanza difficile che si è conclusa nel migliore dei modi.

E poi c’è la splendida testimonianza de “La casa sulla roccia”, l’associazione che gestisce un immobile donato da una donatrice del luogo, promuovendo attività per i più piccoli che hanno bisogno di un posto a misura di famiglia dove studiare e stare insieme: un doposcuola tenuto da volontari, tra cui altri genitori. Un’iniziativa che crea bene e reciprocità: “Grazie a questo gruppo – evidenzia Giuseppe, componente dell’associazionesono riuscito a incontrare nuovamente Cristo”. 

Tutti i parrocchiani, nel tempo, sono riusciti a ricavarsi una nicchia di amore in cui esercitare la propria azione solidale. Come le fedeli che don Giuseppe chiama “le beatelle” – ogni mattina puntuali a messa – che si recano nelle case degli ammalati. “Noi, la parola di Dio – raccontano due donnela viviamo attraverso la visita a coloro che soffrono, per noi è un vulcano di spirito”. Costoro rappresentano solo una parte del grande affresco di solidarietà che si può ammirare in questa realtà parrocchiale e che viene sintetizzato dalle parole di don Giuseppe: “C’è un celebre passaggio del Vangelo che è stato il mio passo vocazionale: se il sale perdesse il sapore con che cosa lo si potrà rendere salato? Ho sempre avvertito questo desiderio di non passare in questo mondo inutilmente, per me il sale della terra è un’esperienza che tutti dobbiamo vivere alla luce del Vangelo”.

Nel popoloso quartiere napoletano di San Giovanniello, invece, la parrocchia Santi Giovanni e Paolo ha recentemente inaugurato la Casa della Pace don Tonino Bello. Alla guida c’è don Salvatore Melluso, giovane e dinamico prete, che anima la comunità per promuovere il senso di carità verso i più fragili, accogliendo madri sole con bambini nella “Casa”, un’opera della Caritas diocesana che offre rifugio a cinque mamme (fra le quali due ucraine in fuga dalla guerra) e ai loro nove bambini, sorta in tempi record pochi mesi dopo il suo arrivo in parrocchia, nell’ottobre 2021.

Se penso alla mia vocazione – spiega don Salvatore, 33 anni, – ci sono due aspetti che mi hanno aiutato a conoscere e a innamorarmi di Gesù così tanto che ho scelto di seguirlo: i poveri e i bambini”. Quella di don Salvatore, ordinato nel 2016 e attivo da diversi anni nella Caritas diocesana, è una storia di grande attenzione e cura verso i più piccoli, sin dai primi passi compiuti in parrocchia come educatore dell’Azione cattolica e poi maturata nell’incontro con Gesù tramite il servizio dei pasti ai poveri. Il filo rosso dell’azione del don si rintraccia in una costante e dinamica ricerca di modalità di supporto verso le persone in difficoltà, fornendo un esempio suggestivo che si declina in un’educazione alla solidarietà per tutta la comunità.

Sin dal seminario coltivava il sogno di poter essere assegnato a un territorio con un’opera di carità. E appena arrivato nella parrocchia di Santi Giovanni e Paolo, ha immediatamente compreso che c’erano i margini per sfruttare a fini caritatevoli dei locali dismessi: “Ho pensato subito che qui potesse nascere un’opera di carità, ma sapevo che non potevo farlo da solo. Così, senza aspettarmi nulla – racconta don Salvatore Melluso a Manuela Borraccino nel filmato “La casa della pace scalda il cuore del quartiere” che si può vedere al link https://www.unitineldono.it/le-storie/la-casa-della-pace-scalda-il-cuore-del-quartiere-san-giovanniello/ – a novembre parlai all’Arcivescovo Mimmo Battaglia di questa struttura abbandonata. Ed ecco, il 31 dicembre venne il Vicario generale e mi disse: ‘sì, qui può nascere qualcosa’. Il 20 gennaio avevamo il progetto. Nell’arco di dieci giorni abbiamo trovato i 200mila euro necessari per i lavori grazie alla Fondazione Grimaldi Onlus che ha finanziato interamente la ristrutturazione e l’arredamento della struttura. L’11 aprile, lunedì santo, sono iniziati i lavori. E il 29 luglio 2022 abbiamo inaugurato la casa”.

E il quartiere, ispirato dalla grande fede e disponibilità di don Salvatore, ha sempre risposto presente. “La parrocchia e la ‘Casa’ esistono in una zona popolare – aggiunge -, ci sono tante difficoltà e una povertà diffusa, però il cuore della gente è grandissimo, il parrucchiere offre il taglio, il panificio il pane e poi c’è la grande rete delle associazioni”. In una realtà complicata questa casa “è stato un dono della Provvidenza – sottolinea Suor Maria Pitrella, direttrice della Caritas diocesana che sostiene economicamente la struttura, che ci permette di dare della risposte a un bisogno di accoglienza diffuso”.  

L’impegno di sacerdoti come don Giuseppe e Don Salvatore non conosce soste. Testimoni del Vangelo, ogni giorno ci offrono il loro tempo, ascoltano le nostre difficoltà e incoraggiano percorsi di ripresa; si dedicano a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti e si affidano alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti. Promotori di tantissime storie di salvezza e aiuto portate avanti sul territorio, i sacerdoti sono impegnati in prima linea insieme alle loro comunità. In queste opere sono sostenuti dalle offerte liberali dedicate al loro sostentamento.

“Il sacerdote per svolgere il proprio compito ha bisogno di sostegno e supporto per vivere una vita decorosa – sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – Le offerte rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere concretamente tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. I nostri sacerdoti hanno bisogno della vicinanza e dell’affetto delle comunità. Oggi più che mai ci spingono a vivere il Vangelo affrontando le difficoltà con fede e generosità, rispondendo alle emergenze con la dedizione”.

Le Offerte per i sacerdoti, nate come strumento per dare alle comunità più piccole gli stessi mezzi di quelle più popolose, sono diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica in quanto espressamente destinate al sostentamento dei preti diocesani. Dal proprio parroco al più lontano. 

Le offerte raggiungono oltre 32.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo. L’importo complessivo delle offerte nel 2020 si è attestato sopra gli 8,7 milioni di euro rispetto ai 7,8 milioni del 2019. È una cifra ancora lontana dal fabbisogno complessivo annuo necessario a garantire a tutti i sacerdoti una remunerazione pari a circa mille euro mensili per 12 mesi.

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Redazione

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